7 Qualche consiglio sui metadati

I metadati[1] sono, secondo gli esperti tecnologici, la cosa più importante. Alcuni arrivano a dire che siano anche più importanti del contenuto stesso. Se permettete, dissento da questa ultima affermazione: è frutto dell’entusiasmo spesso eccessivo per le nuove tecnologie e soprattutto per i motori di ricerca e i sistemi di indicizzazione automatica. Non bisogna esagerare. Tuttavia, un fondo di verità comunque c’è. I metadati indirizzano sia i lettori (li trovano nelle schede del libro) che i sistemi automatici di indicizzazione e ordinamento.

Mettere con ordine al posto giusto quel che serve aiuta tantissimo. Per questo ci vuole un po’ di strategia.

Nella prima bozza di questo libro avevo pensato di mettere il capitoletto sui metadati che state leggendo proprio all’inizio. Poi ho pensato che forse non era necessario: meglio portare a casa il testo del nostro ebook, ai metadati ci si può sempre pensare dopo.

Adesso però è giunto il momento di pensarci. Anche perché mi sono accorto che in realtà questa indecisione deriva da un fatto molto semplice: il tipo di libro che vogliamo scrivere. All’inizio abbiamo parlato della fiction, e di questa ho cercato anche di dare qualche suggerimento per strutturare e scrivere un racconto/romanzo (vista la dimensione dei 40k, sarebbe meglio dire una “novelette”, in italiano un racconto lungo). Qui valgono molti ripensamenti e un sistema di scrittura più lineare e istintivo: la pianificazione serve per imbrigliare il processo narrativo che alcuni riescono a sviluppare in maniera totalmente autonoma (pensate a Simenon) e altri invece devono imbrigliare (Andrea Camilleri ha spiegato che si è dedicato alla scrittura dei gialli perché aveva bisogno di ingabbiare la sua creatività in una struttura ben definita per riuscire a muoverla). Però il discorso cambia con la saggistica. I ripensamenti vanno sempre bene, e sono anzi più che leciti, ma di solito il lavoro con un saggio ha caratteristiche molto differenti da quelle di un’opera di finzione.

Distinguiamo subito: qui parliamo di “saggio” e cioè di scritto critico in prosa, e non di paper di ricerca. PressBooks supporta anche la notazione scientifica (pur se con qualche limite rispetto a LaTeX, ad esempio), ma qui non voglio spiegarvi come inserire formule matematiche o tabelle (al limite, se sono troppo complesse, si può sempre fare con una immagine jpeg chiara e ben proporzionata), quanto chiarire un paio di passaggi sulla scrittura dei saggi brevi, come avevo promesso precedentemente.

Prima di iniziare a scrivere è opportuno avere una chiara e ben delineata strategia: aver letto il materiale presente sull’argomento selezionato, aver deciso un aspetto e un taglio da trattare, possibilmente identificato una tesi da sostenere (che può essere anche in negativo: la confutazione di una tesi altrui) e strutturata una scaletta. Nelle scuole italiane si insegnano molte cose utili ma non c’è un approccio alla scrittura che sia ben organizzato. Si studiano magari gli oratori del passato (come Cicerone, per intendersi) ma non si studiano le tecniche e non ci si esercita a creare discorsi nei quali a) si riassuma una tesi, b) si argomenti una tesi, c) si confuti una tesi. Questo farebbe molto bene anche per riuscire a schiarirci il pensiero nei confronti dei vari “trucchi” utilizzati molto spesso da chi invece fa della persuasione una chiave per convincerci o per sostenere la superiorità dei propri argomenti.

Alla base della capacità di strutturare un saggio c’è quindi l’analisi del materiale, un processo decisionale di scelta e l’abitudine al pensiero logico (occhio che non è una attitudine: si acquisisce, non è ereditata tramite il DNA), oltre all’esercizio alla scrittura chiara e ben organizzata. La retorica, intesa in senso originario[2], insegna proprio questo e un saggio critico dovrebbe essere l’opportunità giusta per esercitarla. Fin dal titolo: dichiarativo, dubitativo, provocatorio, riflessivo, in un saggio si può scegliere. Le parole hanno un significato ed è un piacere quasi fisico riuscire ad usarle in maniera appropriata non solo per farsi capire, ma anche per suscitare i sentimenti che vogliamo generare: sono i colori del pittore o i tasti del pianista, si possono usare per strimpellare meccanicamente “Per Elisa”, oppure per creare una bella armonia oltre che eseguire una melodia chiara.

Chiarito tutto questo, rimane la domanda iniziale: come facciamo allora a lavorare con i metadati del nostro libro? Non sono ovviamente necessari grandi sforzi: basta andare nel consueto menu di sinistra, alla voce INFORMAZIONI DEL LIBRO e da lì comincia tutto.

Cosa salta fuori? Una lunga lista di campi da compilare. Sembra quasi un questionario fiscale. In realtà, ci sono un sacco di informazioni utili alle quali teniamo molto. Alcune sono duplicate anche nei singoli capitoli e parti del libro, come avete potuto leggere nel capitolo immediatamente precedente a questo. Ma siccome noi ipotizziamo di scrivere un libro tutto da soli, non abbiamo bisogno di differenziare il nome dell’autore capitolo per capitolo. Però qui dobbiamo indicare i dati che riguardano tutto il libro. Quindi, vediamo velocemente di cosa si tratta e poi facciamolo.

I campi da riempire sono una trentina. Tantissimi. Ma molto intuitivi e comunque pensati per coprire un ventaglio di opzioni ed eventualità più ampio di quello che non ci dovrà riguardare (quindi alcuni campi possiamo lasciarli serenamente in bianco).

Il primo blocco si chiama INFORMAZIONI GENERALI SUL LIBRO. Sono tutte abbastanza intuitive: dal titolo al titolo abbreviato (quest’ultimo che non ci interessa) fino all’eventuale sottotitolo, dal nome dell’autore (ANTONIO DINI) all’ordinamento per gli ordini alfabetici per cognome nei negozi di ebook (DINI, ANTONIO), all’editore, città dell’editore, data di pubblicazione, data di vendita, eventuali codici ISBN (che vengono gentilmente forniti da 40k come molte delle altre informazioni di questa parte), e soprattutto lingua. Qui consiglio di preoccuparsi soprattutto che sia selezionata la lingua ITALIAN, perché il rischio è di finire nei cataloghi di libri stranieri (tipicamente in inglese) dei negozi online in cui venderemo il libro.

La copertina del libro è l’oggetto della parte successiva: 625 pixel di base (il “lato corto”) e qualcosa che si capisca bene considerando che non verrà mai vista in grande formato come invece le copertine dei libri tradizionali a scaffale: gli schermi e soprattutto gli scaffali virtuali dei negozi in rete sono piuttosto piccoli e richiedono copertine semplici e di facile comprensione.

La seguente sezione riguarda il copyright, se volete compilarla, e arriviamo alla parte importante: ABOUT THE BOOK. Questo è quel che diventa visibile nei negozi: mi raccomando di lavorare bene. Trovate un liner per il MOTTO DEL LIBRO e soprattutto lavorate bene sulle sinossi: una descrizione breve (al massimo 500 battute spazi inclusi) e una più completa (al massimo 1.500 battute). Non dimenticate di indicare il vostro account Twitter, la vostra pagina Facebook o il vostro blog (se li avete) e uno o due riferimenti ai vostri altri eventuali libri già scritti.

Qualcosa di breve tipo:

Come si scrive un 40k?Un piccolo e utile ebook che spiega come utilizzare la piattaforma PressBooks per organizzare, scrivere e pubblicare il vostro libro digitale. Consigli e trucchi per una completa guida del fai-da-te del publishing online sul sistema scelto da Book Republic per i libri della collana 40k scritto da Antonio Dini, giornalista e autore che ha pubblicato sempre in questa collana Non-luogo Apple.

Il blog di Antonio Dini: http://antoniodini.blogspot.com

Twitter: @antoniodini

L’ampia sezione delle INFORMAZIONI DI CATALOGO AGGIUNTIVE è lasciata alla vostra spigliata fantasia. Qui potete individuare parole chiave, trovare nomi di editori e altri dati che dipendono da libro a libro. State traducendo ricettari medioevali dal greco in latino? Ecco dove potete mettere tutte le informazioni rilevanti.

Come avrete capito le possibilità sono davvero moltissime. Sta a voi riuscire a trovare le cose da metterci dentro. Buon lavoro.


  1. Se non vi ricordate perché c'è questa nota, provate a vedere il capitolo precedente. E comunque la numerazione riparte con ogni nuovo capitolo.
  2. La retorica è l’arte del dire, del parlare bene: studia il metodo per comporre i discorsi e ha come scopo la persuasione, cioè l’approvazione da parte dell’uditorio (o dei lettori) delle tesi del retore.

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